Tutti, direi senza eccezione alcuna, abbiamo lo stesso problema: il continuo presentarsi di  pensieri e di dialoghi interiori che, incessanti e permanenti affollano ad ogni ora del giorno e a volte anche della notte la nostra mente, già di per sé molto spesso stanca e sovraffollata.

Ovviamente questa presenza, rivelandosi quotidianamente e in ogni istante della nostra giornata, non può esimersi dal concretizzarsi anche nel momento in cui più vorremmo fosse assente e cioè durante i minuti in cui sediamo in meditazione.

Questa presenza, se non saggiamente gestita può, oltre che a rovinare i momenti meditativi in sé, addirittura condurci all’abbandono definitivo della stessa pratica della meditazione sorgendo spontaneo il pensiero di “non essere capaci” o “non essere portati” per una pratica così inusuale per i nostri tempi così ricchi di caos e di rumore.

Come poter fare, sia quando siamo seduti in meditazione che in tutti gli altri momenti della giornata, ad affrontare quindi questo continuo e incessante flusso di non desiderata attività mentale?

Innanzitutto è fondamentale non desiderare di eliminare i pensieri che continuamente si presentano, in quanto come ben sappiamo, ogni resistenza a quanto accade non fa che rendere più forte ciò che accade. Più penserete “non devo pensare”  maledendo la tendenza a reiterare pensieri su pensieri, e maggiormente ne sarete aggrediti con forza e  senza sosta.

Quindi innanzitutto rilassatevi ed accettate quella che considerate un’invasione e che è invece, una normale attività di una mente non abituata al silenzio e alla quiete. Se per trenta o quarant’anni avete permesso alla vostra mente di agire indisturbata come potete pretendere ora che ella cessi di fare ciò che ha sempre fatto solo perché un bel giorno avete deciso di cominciare a meditare?

Ciò che dovete e potete fare è innanzitutto smettere di inseguire tutti quei pensieri dannosi, irrazionali  e spesso inutili senza però cercare di bloccarli, perché otterreste solamente l’effetto opposto. Ogni tentativo di eliminare i pensieri è infatti cibo per i pensieri stessi  e rappresenta una lotta contro la nostra stessa mente, lotta che non può che aumentare stress e irritazione.

Cercare di creare in ogni modo la condizione che consideriamo ideale per il rilassamento, non farà che aumentare in noi le aspettative e quindi la tensione o il senso di frustrazione qualora le cose non dovessero prendere la direzione da noi desiderata.

Quindi i pensieri vanno innanzitutto pacificamente accettati e non respinti, ciò che deve cambiare è la gestione dei pensieri stessi dato che ogni sofferenza è direttamente proporzionale al modo in cui ci si rapporta all’esperienza stessa. Quando impariamo a reagire con l’accettazione e non con la resistenza, la nostra sofferenza sparisce o quantomeno si dimezza, cercate di non scordarlo mai.

Recita un vecchio proverbio “non puoi proibire ai tuoi pensieri di formarsi nella tua mente ma puoi impedirgli di costruirci il nido”. Ecco il giusto approccio e ovviamente questo non vale solo per  i minuti passati in meditazione ma per qualunque  momento della nostra giornata.

Il pensiero entra dall’uscio di casa, non lo maledico, lo faccio entrare, e nello stesso momento spalanco la finestra per farlo uscire, ecco il giusto atteggiamento, esatto opposto a quanto normalmente facciamo e cioè farlo accomodare sul nostro divano, offrirgli thè e pasticcini permettendogli così di prendere residenza nel nostro salotto.

Dobbiamo permettere ai nostri pensieri di “attraversare la nostra mente” e non accoglierli come nuovi inquilini di una casa già di per sé parecchio affollata (a maggior ragione se si tratta di pensieri non graditi).

Ciò non significa quindi cercare di evitarli, ma senza rimanerne sommersi, vuole dire semplicemente esercitare la capacità di essere consapevoli di tutto ciò che sta avvenendo all’interno della  nostra mente in ogni momento della giornata. Dobbiamo trasformarci da giudici a semplici osservatori.

Gli stati emozionali vanno e vengono e non dobbiamo cercare di fermarli, aggrappandoci ai momenti belli e rifiutando quelli spiacevoli e non dobbiamo mai considerare le sensazioni non desiderate come irrequietezza, irritazione e frustrazione come degli insuccessi ma semplicemente come fasi, seppur non desiderate, della nostra vita. Si tratta infatti di stati emozionali che non dobbiamo cercare di cacciare, ma semplicemente osservare e accettare, nella loro evoluzione e soprattutto transitorietà.

Questo deve essere la meditazione, guardare a sé stessi esattamente per ciò che si è accettandosi  pienamente, creando così un rapporto sano e sicuro con il proprio sé e con la propria interiorità, rapporto alla base di una vita sana e felice.

Solo fatto questo si potrà accedere veramente ai profondi benefici derivanti dalla meditazione stessa e dare così il via al vero cambiamento.

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