Ciao, mi presento (anche se in realtà ci conosciamo già e anche molto bene), sono il tuo sintomo.
Vengo a trovarti spesso, magari anche giornalmente, altre volte invece proprio non ti abbandono mai, neanche per un istante.
In molti casi abbiamo decisamente imparato a convivere io e te, non mi combatti neanche più, ti sei abituato e rassegnato alla mia presenza.
So che hai paura di me, che temi la mia presenza, me ne accorgo dal cambiamento del tuo viso, dal variare della frequenza del tuo respiro quando arrivo, insomma riesco sempre a spaventarti facendoti sentire ogni volta, più debole e indifeso.
Ho molti modi per farmi riconoscere: crampi allo stomaco, mal di schiena, cefalea, dissenteria, tachicardia (magari accompagnata da improvvise vampate di calore) ma forse mi conosci meglio con i nomi di ciò che ogni volta riesco a provocarti: ansia, panico, paura, depressione.
Adoro infatti nascondermi dietro sintomi visibili ma non facilmente riconducibili, mi diverto a farti andare dal tuo medico alla ricerca di qualche malattia che giustifichi la mia presenza.
Sono colui che ti spinge fare esami visite e controlli, ogni volta negativi e ogni volta accompagnati dalla solita risposta di chi ti ha visitato, risposta che termina immancabilmente con uno dei miei veri nomi, anzi preferibilmente tre: ansia depressione e stress.
Ti scrivo perché ho capito che non hai capito, sono pochi coloro che riescono davvero a farlo non te ne preoccupare, e quindi dopo un po’, decido di uscire allo scoperto, di essere più esplicito.
Ecco allora che mi presento meglio, divento forte, invasivo, quasi insopportabile.
Però voglio darti un consiglio: se impari a conoscermi e a non temermi, posso diventare il tuo migliore amico, la chiave per aiutarti a capire chi sei e soprattutto perché lo sei, anzi, perché lo sei diventato.
Vivi come “addormentato” amico mio, permettimi di dirtelo.
Lasci che la tua vita scorra senza indirizzarla, senza dargli un senso, un significato, senza dargli il “tuo” significato.
Credi di vivere ma in realtà spesso ti accontenti di sopravvivere o di vivere la vita che altri, persone o situazioni, hanno deciso al posto tuo.
Pensi di Agire e invece Reagisci e così facendo senza rendertene conto prosegui lungo una strada che persone diverse da te hanno tracciato, invece che provare a costruire il tuo percorso, il tuo sentiero.
Ecco perché a volte arrivo io, per svegliarti, per aiutarti a riflettere, per farti prendere coscienza del tuo “non essere”.
Ah scusa dimenticavo, gli esperti mi chiamano anche “somatizzazione”.
All’inizio arrivo dolcemente, mi presento con rari e leggeri avvertimenti, sperando che siano sufficienti, ma purtroppo spesso non lo sono, perché fino a che l’acqua non arriva al mento non si decide di reagire e di imparare a nuotare, perché non si ha ancora la sensazione di annegare e allora per aiutarti fino in fondo, devo urlare, farti male, spingermi ogni volta un po’ più in là.
Se mi accorgo che non mi ascolti, o che lo fai distrattamente, dovendo darti un messaggio così importante per la tua esistenza, non posso continuare a essere “leggero”, perché ho davvero bisogno di essere ascoltato e purtroppo, chi parla sottovoce, spesso, non viene ascoltato da nessuno.
Quando arrivo non sono ben accetto lo so, ti preoccupi, ti lamenti della mia presenza, cerchi di farmi tacere pensando a qualcos’altro e quando non ci riesci, cerchi di annegarmi con la solita medicina, dimenticando che lei è forse capace di azzittirmi, ma solo temporaneamente, perché magari sa ammutolire il sintomo ma certo non la causa che lo scatena, e quindi io sopravvivo sempre, ogni volta pronto a ritornare.
Cerchi di farmi rimanere in silenzio, di scacciarmi come si fa con un fantasma, ma i fantasmi tornano sempre lo sai, almeno fino a ché, non abbiamo il coraggio di affrontarli.
Ed è per questo che ritorno, per insegnarti ad affrontarmi, a capirmi, a non temermi, perché solo così potrò riuscire nel mio intento, che non è certo quello di farti paura, di intimorirti, ma quello di darti un messaggio, quel messaggio che cerchi da sempre di ignorare.
Allora sappi che io non sono il male, il nemico da scacciare, sono il campanello che vuole svegliarti e portare così la tua attenzione sulle cose che non vanno, su quanto devi finalmente affrontare e risolvere per poter essere libero e felice.
Voglio farti riflettere sul tuo dolore represso e spesso taciuto, sulla sofferenza che da sempre ti trascini, frutto di scelte non fatte ma subite, su relazioni esaurite e magari portate avanti per inerzia o per paura, sugli obblighi, sui doveri, sui ruoli, sulla mancanza di piacere e di emozioni, sulle tante situazioni non risolte.
Hai da sempre poca cura di te stesso, non solo della tua anima ma anche del tuo corpo, l’unico che hai non lo dimenticare, ed è anche per questo motivo che arrivo io nelle tue giornate, per insegnarti ad avere maggiore cura di te e di tutto ciò che ti riguarda.
Ad esempio probabilmente ti alimenti troppo e male, dimenticando così che il cibo è la prima e indispensabile medicina per evitare di ricorrere alle altre medicine, quelle da utilizzare poco e solo quando è strettamente necessario. Una alimentazione sana ed equilibrata è ciò che spesso ci permette di prevenire invece che curare.
“Fai che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” disse Ippocrate, non dimenticarlo e se lo dimentichi non ti preoccupare, arrivo io a ricordartelo con un dolore, un sintomo, un avvertimento.
La tua vita è una barca che cerca di prendere il largo senza riuscirvi mai del tutto, perché appesantita da innumerevoli zavorre, ed è di queste che ti devi liberare oltre a ricordarti su cosa devi lavorare e se non lo fai, come avrai ormai capito, puntuale arrivo io.
Una buona notizia però c’è ed è che se lo decidi veramente, profondamente, riuscirai fare a meno di me in poco tempo, perché avrai finalmente capito da cosa e da chi ti devi liberare, rendendo così la mia presenza inutile e non più necessaria.
Il mio compito insomma è farti diventare totalmente padrone di te stesso, farti assumere la responsabilità di quanto ti accade smettendo così di addossare la responsabilità a persone ed avvenimenti esterni, perché non dimenticarlo, tutto dipende da te e puoi cambiare e migliorare davvero la tua situazione, solo ed esclusivamente partendo da lì, da te stesso.
Hai questo potere, ma non lo usi mai ed è per questo che intervengo io, per ricordartelo e invitarti ad agire.
Vorrei tanto andarmene dal tuo corpo, è da così tanto che lo frequento, ma sei solo tu che puoi costringermi veramente a farlo, occupandoti di te, una volta per tutte.
Fallo e io sparirò, promesso.
Magari tornerò di quando in quando, giusto per verificare se hai mantenuto la tua di promessa.
Puoi fare a meno di me e magari sapresti anche già come fare, ma mi sei così tanto affezionato al punto da identificarti completamente con uno dei miei nomi.
Non soffri più così di ansia o di depressione ma “diventi” ansioso, depresso, pauroso”, ti identifichi totalmente con il disturbo, divenendo un tutt’uno con la tua ansia, la tua depressione e la tua paura.
Arrivi a non notare più alcuna differenza tra te e la malattia, c’è una simbiosi perfetta, tu sei la malattia.
Ecco perché a volte è così difficile separartene, siete diventati un’unica entità.
Ecco perché arrivo io.
Ma tutto questo può finire, dipende solo da te, fallo e non mi rivedrai mai più, promesso.
Con affetto, il tuo sintomo.

 

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