Perché non sai di essere spesso tu l’origine della tua malattia

Molti malanni sia fisici che psichici sono causati da nostri atteggiamenti errati verso il nostro corpo o verso la nostra vita interiore.

Cibo sbagliato, cibo in eccesso, fumo, alcol, scarso movimento fisico. Approccio errato alla vita ansia, stress, vita frenetica e multitasking.

Tutti atteggiamenti che dipendono da scelte personali e che solo in parte sono indotti dall’atteggiamento degli altri. Non dimenticare mai che ciò che accade può anche non dipendere da te, ma come reagisci a ciò che accade dipende sempre ed esclusivamente da te.

Se sei deluso, nervoso o ansioso e per calmare queste tue emozioni ti butti sul cibo o su qualunque altra forma di dipendenza, ciò dipende molto dal tuo modo di reagire e solo in parte da quanto è accaduto. Se capisci questo e inizi a comportarti di conseguenza, sarai in grado di guarire da molti dei tuoi problemi, fisici o psichici che siano.

Perché continui a ignorare che dentro di te ci sono risorse infinite e che sei tu il tuo migliore guaritore.

Dentro ognuno di noi esistono potenzialità infinite, anche dentro di te. I medici sono naturalmente utili e a volte indispensabili ma la tua decisione di guarire può sempre fare la differenza. Ricorda, non devi solo “desiderare” di rimetterti in salute, devi “deciderlo” e come scrivo in altre pagine di questo libro, la differenza tra desiderio e decisione è sempre l’Azione. Se hai delle prescrizioni mediche da seguire, questa sarà l’azione da compiere ovviamente, ma ciò spesso non è sufficiente.

Devi anche iniziare concretamente ad avere atteggiamenti più positivi verso te stesso.

Migliore (e probabilmente minore) alimentazione, meditazione, attività fisica e approcci positivi alla vita di cui magari hai letto molto ma non sei ancora riuscito a portare concretamente nella tua vita (ne ho scritto abbondantemente nel Canto del Cuore soprattutto nei capitoli relativi all’ansia, allo stress e alla paura).

Perché per soddisfare le loro aspettative continui a ignorare te stesso e le tue vere esigenze.

Facciamo molto spesso vite che non corrispondono alla nostra vera natura. Siamo fortemente condizionati dall’educazione ricevuta e dalle direttive morali imposteci da chi si è preso cura di noi e da queste direttive non sappiamo distaccarci. Tutto questo provoca un forte distacco tra il modo in cui viviamo e il modo in cui profondamente vorremmo vivere.

La sofferenza (e la malattia che ne può derivare) sono spesso provocate da quella che io chiamo “distanza emotiva”. Questo allontanamento può essere infatti fonte di grande patimento interiore e il continuare ad alimentarlo ci impedisce quella guarigione della quale tanto avremmo bisogno.

Questo accade in molti aspetti della nostra vita. Con i nostri genitori, con il nostro partner, al lavoro e tanto altro.

Sul lavoro ad esempio spesso non abbiamo la forza di opporci a quanto ci viene richiesto (ad esempio i ritmi sempre più frenetici), perché seguiamo direttive e criteri di efficienza che ci sono stati insegnati e ai quali non osiamo disobbedire. Non vogliamo deludere il nostro responsabile perché in realtà non vogliamo deludere chi, ai nostri occhi, vive dietro questa figura autoritaria (molto spesso i nostri genitori). Deludere le sue aspettative nei nostri confronti vorrebbe dire deludere aspettative ben più profonde e lontane nel tempo.

Siamo sempre, seppur inconsapevolmente, alla ricerca di conferme esterne alla nostra autostima e questo ci porta a cercare di soddisfare le aspettative di chi ha un effettivo o ipotetico potere giudicante su di noi.

Inizia a mettere le tue vere esigenze finalmente al primo posto, non si tratta di egoismo ma di logica, solo una persona felice e soddisfatta può aiutare gli altri a diventarlo.

Perché non hai ancora deciso di affrontare le cose e le persone che gestiscono la tua vita.

Rimandare è una delle pratiche più diffuse. “Non ho tempo, lo farò domani, ora non riesco”. Quante volte ce lo siamo detti? Riusciamo a rimandare quasi tutto convinti di avere sempre tanto tempo a nostra disposizione.

Scrivo nel Canto del Cuore: “ Se sono cose che ami fare, potresti non avere più la possibilità di farle perché nessuno è certo del proprio tempo, del proprio domani. Se invece sono cose che odi fare, rimandarle prolunga solo la sofferenza che proverai nel momento in cui comunque dovrai occupartene.”

E’ proprio così, rimandare oltre a non servire assolutamente a nulla, nutre e amplifica il problema che resta ben vivo nella tua mente. Non affrontare non fa che accrescere le emozioni negative che ti accompagnano da sempre.

Rimandare è doppiamente deleterio: per il problema che hai che ovviamente non viene risolto e per la tua mente che continuando a lavoraci sopra, lo alimenta rendendolo sempre più gravoso e soffocante.

Perché sei convinto che il tuo sacrificio sia il modo migliore di mostrare il tuo amore per gli altri.

Alcuni pensano che andare contro sé stessi, sacrificare le proprie aspirazioni, sia un modo di mostrarsi altruisti e disponibili. Non è così.

Solo attraverso una vita felice s soddisfatta potremo trovare la necessaria energia e vitalità per vivere felicemente e poter aiutare gli altri a farlo. Solo amando sé stessi potremo mostrare amore verso gli altri.

Certo, non tutte le aspirazioni e tutti i desideri sono positivi, è senz’altro indispensabile anche migliorare qualitativamente i propri scopi ma questo è un altro discorso che affrontiamo in altre pagine del libro.

Per adesso limitati a capire che il sacrificio di sé, se non profondamente e soprattutto autonomamente deciso, non è mai utile né al tuo percorso né per migliorare quello degli altri.

Si tratta solo di un’inutile autoflagellazione che non migliora affatto i rapporti con te stesso e con il tuo benessere interiore.

Perché non hai imparato a lasciar andare purificandoti così dalla rabbia e dal risentimento.

Arrendersi, lasciare andare, non resistere. Nel Canto del Cuore ci ho scritto un capitolo intero e senz’altro a quello vi rimando ma non è mai sprecata qualunque occasione per ribadire questo concetto così fondamentale e allo stesse tempo difficile da digerire.

Siamo abituati, a causa di una errata educazione ricevuta e di una altrettanto errata cultura ereditata, a mostrarci sempre resistenti, combattenti, gladiatori, bisogna vincere lottare e annientare l’avversario.

Scrive Lao Tsu nel Tao Te Ching “Quando due grandi forze si oppongono, la Vittoria arride a quella che sa arrendersi per prima.”

Accettare ciò che la vita ci propone in quel momento, a prescindere da cosa sia, è prova di grande forza interiore e di grande capacità di affrontare il proprio percorso.

Accettare non vuol dire perdere, rinunciare a cambiare, ma far decantare il problema ed esaminarlo poi il al netto di rabbia, paura e istintività.

Ciò che ci si presenta ha una propria forza e una propria valenza che vengono enormemente amplificate dai nostri pensieri al riguardo. Accettare vuol dire non permettere ai quei pensieri di impadronirsi della nostra mente.

Questi pensieri sono un vero e proprio veleno e nuociono pesantemente sulla nostra salute psichica e fisica.

 Perché non hai ancora capito che tu e l’ambiente siete una cosa sola e se tu tratti bene lui, lui tratterà bene te.

Quotidianamente e direi fortunatamente (anche se sempre troppo poco), negli ultimi tempi si parla dei problemi dell’ambiente, dell’inquinamento atmosferico divenuto oramai insostenibile e di ciò che tutto questo provoca al nostro pianeta e direttamente, alla salute di ognuno di noi. Purtroppo non vi è ancora una coscienza sufficiente ma qualcosa seppur molto lentamente sta maturando, almeno nelle generazioni più giovani, quelle alle quali stiamo togliendo il futuro.

La tutela dell’ambiente non è un tema politico o riservato a chissà quali categorie di intellettuali ma va considerato un aspetto vero e proprio della vita personale di ognuno di noi. Senza un ambiente sano e pulito non potremo certamente godere di una buona e duratura salute, così come senza un nostro impegno diretto e personale non potremo certo raggiungere l’obiettivo oramai non più rimandabile di avere un ambiente in grado di sostenere la vita di ognuno di noi.

Trattare bene il nostro ambiente non è solo un atto di altruismo ma può rivelarsi senz’altro un’azione di forte egoismo: senza un ambiente sano e il più possibile pulito la vita personale di ognuno di noi non sarà né sana né longeva.

Perché non hai imparato ancora a nutrirti, mangi troppo e con poca attenzione a ciò che mangi.

Nel capitolo dedicato al cibo affronto sicuramente meglio questo argomento ma un ulteriore accenno, certo non guasta.

Mangiamo molto più di più di quanto ci necessiti e soprattutto, lo facciamo in maniera distratta e assai poco informata, come se il cibo fosse un particolare di poco conto della nostra vita ma ciò che mangiamo, riveste immensa importanza sia per la nostra personale salute, sia per il benessere del pianeta in cu viviamo.

Dobbiamo essere ben consapevoli di cosa stiamo mangiando, da dove proviene ciò che mangiamo e quali capacità nutritive ci può offrire ogni specifico alimento.

Molti noi si rivolgono al cibo per ottenere una coccola, una carezza, un calmante delle nostre paure, ma in una vita sana, il cibo deve essere nulla di tutto questo.

Il cibo è nutrimento, deve sicuramente placare il nostro appetito ma soprattutto, ci deve fornire tutto ciò di cui il nostro corpo ha davvero bisogno.

Come spiego meglio in altre pagine, dobbiamo spogliare il cibo dai suoi risvolti psicologici. Un piatto non deve farci cambiare umore, trasformando attraverso qualche boccone, un momento di rabbia o di ansia in uno a noi più gradito. Per quello ci sono gli amici, la musica, un buon film, un libro e tante altre cose. Il cibo ci deve nutrire e deve farlo bene e senza provare effetti collaterali. Lo zucchero ad esempio, non ha alcun effetto benefico (se non forse sull’umore) e produce molti effetti negativi tra i quali, una forte dipendenza.

Una delle maggiori cause di malattia è sicuramente una cattiva, eccessiva e poco attenta e informata alimentazione ma la buona notizia è che a tutto questo, si può da subito porre rimedio, informandosi attentamente su ciò che si mangia, studiando la natura e le capacità nutritive dei cibi che ingeriamo o anche ricorrendo all’aiuto di qualche bravo specialista. Ma per cortesia fatelo subito, è davvero incredibile considerare il cibo come un aspetto secondario e non decisivo della nostra vita.

 Perché hai tempo per tutto e tutti ma non per il tuo corpo che ha bisogno di muoversi e non di poltrire su un divano.

Questo punto è strettamente e direttamente collegato al paragrafo precedente. Come abbiamo una scarsa, in alcuni casi scarsissima, attenzione per ciò che mangiamo, nello stesso modo ne abbiamo altrettanta per il nostro corpo.

Ci nasciamo, ci conviviamo da sempre e siamo a lui così abituati che finiamo per dare la sua presenza per scontata, ma trascurare il nostro corpo attraverso una vita stressante e poco (o per nulla) dedicata al movimento fisico, è causa frequente e indiscutibile, di malattia. Pensiamo sempre di non avere tempo, che ci dedicheremo più in là, quando gli altri impegni magari ce lo consentiranno, ma dimenticarsi del proprio corpo, può rivelarsi un errore senza ritorno.

Troviamo mezz’ora al giorno (almeno) e facciamolo ogni giorno. Una semplice passeggiata (magari a ritmo sostenuto), un giro in bicicletta, un salto in piscina, una partita a tennis con una amico, sono tante le cose che si possono fare ma vanno fatte senza più attendere o rimandare. Inizia a farle ora.

“Mens sana in corpore sano”, dicevano i latini e mai come questa volta, dicevano una grande verità.

 Perchè hai delle dipendenze, fisiche o emotive dalle quali liberarti.

Anche di questo argomento ho già scritto abbondantemente nel Canto del Cuore (capitolo “Le dipendenze”) ma ci ritorno volentieri.

Fumo, alcol, eccesso di cibo, gioco d’azzardo e tanto altro (e non dimentichiamo mai le dipendenze emotive da una situazione o da una persona).

Le dipendenze rappresentano un vero e proprio “cancro” nella vita di ognuno di noi, procurando danni fisici e mentali profondi e duraturi.

L’assenza di consapevolezza è sicuramente una delle maggiori cause del nascere e del perdurare di ogni dipendenza (nessun fumatore accenderebbe mai una sigaretta se pensasse con attenzione a ciò che sta facendo) ma lo è anche il non sapere o non rendersi conto, di cosa si nasconda dietro quella dipendenza.

Una sigaretta può rappresentare una compagnia, un amico sempre presente nel momento del bisogno, un rimedio alla solitudine.

Del cibo abbiamo già abbondantemente parlato.

Il gioco d’azzardo oltre a rispondere efficacemente all’umano bisogno di stimoli e di eccitamento, reca in sé naturalmente la prospettiva di un veloce e facile arricchimento e della rivalsa verso gli altri che questo potrebbe portare. In molti casi la ludopatia non è altro che l’effetto dell’inflessibile speranza che questa promessa si avveri. Può anche rappresentare una rivincita sulla vita, sugli altri e su tante altre aspetti non risolti. Insomma dietro a una macchinetta c’è tanto altro e nulla di questo è positivo.

 

Tante possono essere le cause di una mancata guarigione, una fra tutte che potrebbe riassumere il capitolo intero, non occuparsi di sé. Fallo.

 

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