Nel capitolo “Le relazioni” del libro “Il Canto del Cuore” scrivevo: “…A nessuno di noi verrebbe in mente di entrare un ristorante tipico romagnolo e ordinare il Sushi o un arancino siciliano, eppure con le persone facciamo continuamente qualcosa di analogo, pretendendo da loro ciò che non sono in grado di darci e loro inevitabilmente, fanno altrettanto con noi..”
Ci relazioniamo continuamente con molte persone  e per molti svariati motivi.
Colleghi di lavoro, parenti, amici, partner, figli e chissà quante altre categorie, ma esiste un unico comune denominatore che lega tutti questi rapporti: le nostre pretese.

Insomma vogliamo dagli altri ciò che ci serve, ciò che potrebbe aiutarci a stare meglio, qualcosa che sia in grado ci riempire i nostri vuoti e di calmare le nostre paure, morali o materiali che siano, e il motivo di tutto ciò si riduce al fatto che abbiamo bisogno di “sentirci” apprezzati, sicuri, adeguati e per ottenere questo, utilizziamo gli altri.

A volte tutto ciò è volontario ed evidente anche a noi e infatti interpelliamo un idraulico per chiedergli di aggiustarci un rubinetto, un commercialista per farci fare la dichiarazione dei redditi, un meccanico per aggiustare la nostra auto e così via e mai ci sogneremmo di mischiare o confondere queste persone e le loro relative competenze, ma nei rapporti personali, dove sono molto meno chiare e nitide le qualità e le capacità di ognuno, tutto diventa più complesso e più difficile da gestire.

Quando incontriamo una persona infatti abbiamo ahimè già ben definito nella nostra mente cosa debba “darci” quell’incontro, cosa dovremmo ottenere da quel rapporto, abbiamo insomma lo stesso approccio che potremmo avere entrando in banca per acquistare una obbligazione a rendimento fisso.

Cerchiamo quel prodotto, vogliamo quella percentuale di rendimento e quindi quella ci aspettiamo, senza rischiare nulla. Tutto giusto in questo caso ma con le persone non funziona così, lo sappiamo bene certo ma nella realtà purtroppo ce ne dimentichiamo spesso, mantenendo lo stesso tipo di atteggiamento di quando entriamo in banca.

Abbiamo le nostre idee su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e fin qui, pur con molta attenzione e distinguo, nulla di male direi, ognuno è naturalmente libero di scegliere le proprie amicizie e i propri rapporti sentimentali sulla base di gusti, preferenze e assonanze culturali ma il problema sorge successivamente, quando ci troviamo ad incontrare e a dover frequentare persone diverse da noi, persone con le quali condividiamo poco o nulla.

Non possiamo e non dobbiamo avere rapporti solo con persone simili a noi, persone che condividono gli stessi valori e gli stessi propositi di vita, ma siamo naturalmente chiamati ad interagire con le persone più diverse, per fascia di età, per interessi lavorativi e culturali, per obiettivi futuri e così via e questo ovviamente fa sì che dobbiamo imparare innanzitutto a rispettare chi abbiamo di fronte accettando da lui o da lei ciò che ha da darci e non ciò di cui abbiamo bisogno o abbiamo pretesa di ricevere.

Come risultato della proprie esperienze personali e degli eventuali approfondimenti culturali e spirituali che ognuno di noi può decidere di intraprendere, ogni persona diventa in grado di trasmettere determinati valori, determinati concetti e stili di vita.

Non dobbiamo necessariamente andare d’accordo con tutti, sarebbe un buonismo finto e certamente non consigliabile, ma dobbiamo sicuramente imparare a relazionarci con chiunque, anche con chi ci appare culturalmente e moralmente più distante e farlo possibilmente (so che è complicato) senza giudicare le sue idee o i suoi atteggiamenti.

Insomma dobbiamo iniziare ad utilizzare la parola “rispetto” concretamente e dobbiamo iniziare a farlo nei rapporti personali, non c’è luogo migliore.

Si ma perché? Perché dovremmo farlo? Per una serie di ragioni direi, vediamone alcune.

Perché abbiamo deciso di essere “diversi”.
Si, vogliamo tanto essere diversi da “quelli lì”, da quelli che pretendono, che irritano, che prosciugano, che aggrediscono e allora dobbiamo iniziare a esserlo concretamente e non solo con le solite seppur valide intenzioni.
Dobbiamo iniziare a “farlo” non solo a desiderarlo e i “diversi” ascoltano, magari non condividono ma ascoltano e lo fanno senza giudicare, senza pretendere di far cambiare idea.

Perché abbiamo capito che oggi gli “altri” sono loro ma domani potremmo esser noi.
Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri”(Confucio)
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro (Matteo 7:12).

Queste sono davvero regole d’oro che tutti dovremmo ascoltare e rispettare.
Nessuno gradisce essere “violentato”, vogliamo tutti poterci esprimere e vogliamo farlo rispettando i nostri tempi, le nostre pause, i nostri ritmi, e quando qualcuno ci forza a farlo diversamente per soddisfare i suoi di tempi, ne soffriamo, andiamo in ansia e in profonda difficoltà emotiva. Pensate a quanto tutto questo capita ad esempio con il proprio responsabile lavorativo o con il proprio partner.
E allora agiamo di conseguenza, è arrivato il momento di adottare atteggiamenti contrari a quelli che ci fanno così soffrire.

Perché abbiamo scelto la pace
Scegliere la pace vuol dire adottare comportamenti di pace, non sbandierare i propri propositi a voce o magari scrivendoli sui social, e quale azione concreta può essere più importante di mettere a proprio agio il nostro interlocutore e in generale le persone con le          quali veniamo in contatto? Diventiamo persone con le quali si può stare e parlare volentieri perché facendolo non ci si sente giudicati e sotto pressione, questo è trasmettere pace.

Perché dobbiamo iniziare a costruire il “nostro” mondo.
Abbiamo tutti ottime idee su quello che “dovrebbe” essere ma poi purtroppo quelle idee restano propositi, speranze, e questo accade in parte perché non vedendo alcun cambiamento nel nostro ambiente ci scoraggiamo, desistiamo, e in parte perché non ci crediamo che, partendo da noi, il cambiamento si può realizzare.
Ma non è così che ci costruisce un “nuovo mondo” come lo chiama Eckart Tolle ma lo si fa partendo proprio dal cambiamento personale, del singolo individuo.
Attenzione che continuando a credere di essere “inutili” finiremo per diventarlo davvero.

Il nostro cambiamento non è solo importante ma è fondamentale, decisivo, perché l’unico scopo di una vita sana è diventare in prima persona ciò che vorremmo vedere negli altri, nella società. Tutto il resto sono solo parole.

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