E’ difficile fare un calcolo di quante parole pronunciamo ogni giorno, quasi impossibile.
Impariamo ad utilizzarla nei primi anni della nostra vita e forse proprio per questo, ne sottovalutiamo completamente l’importanza ma la parola è il “mezzo” attraverso il quale manifestiamo noi stessi, aggrediamo o accarezziamo le altre persone e il nostro ambiente.
Attraverso la parola trasmettiamo un’idea di ciò che siamo, di cosa abbiamo dentro.
Attraverso la parola possiamo ispirare fiducia, infondere calma e dare speranza o possiamo invece generare ansia, timore, paura e nervosismo.
Attraverso la parola possiamo farci amare o farci odiare. Possiamo creare l’infermo o il paradiso, liberare o rinchiudere.
La parola è il seme,  e il futuro raccolto dipende sempre dalla qualità del seme.
Eppure quasi non ce ne curiamo, diciamo spesso le prime cose che ci vengono in mente, parliamo senza pensare alle conseguenze di ciò che stiamo dicendo così come un cattivo muratore pone distrattamente i primi mattoni di una casa  senza avere la consapevolezza che sarà proprio la posa di quei mattoni a decidere il futuro della casa stessa.
Con la parola ci comportiamo in modo simile, purtroppo.
Pensate alla lamentela ad esempio, pratica profondamente dannosa oltre che inutile. Lamentarsi è un uso che facciamo della parola che certo non ha mai risolto alcun problema anzi ci rende profondamente antipatici e pesanti eppure quasi tutti  ne facciamo uso.
O pensate al giudizio negativo, alla critica. Nessuno di noi ama essere criticato eppure quasi tutti lo facciamo con gli altri.
O pensate ancora alle parole che diciamo quando siamo arrabbiati o impauriti, sappiamo bene che stiamo dicendo cose delle quali con ogni probabilità ci pentiremo, eppure,  le diciamo ugualmente.
Naturalmente dietro alle parole di lamentela, giudizio e paura ci sono spiegazioni profonde delle quali ho parlato ampiamente nel libro Il Canto del Cuore ( che trovate QUI ) ed a quelle parole vi rimando per un necessario approfondimento ma qui voglio evidenziare come in molti casi l’uso che facciamo della parola sia spesso profondamente sbagliato e negativo.
E gli altri lo fanno con noi.
Pensate ad esempio alle parole rivolteci dai nostri genitori. Quante volte ci siamo sentiti amati o rifiutati, compresi o incompresi semplicemente ascoltando le loro parole o il tono con cui venivano dette?
Si, anche il tono è importante, le parole sono le note e il tono è la melodia, ciò che le unisce o disunisce. Le stesse parole dette dolcemente con il giusto tono di voce e con la giusta pacatezza possono essere comprese ed interiorizzate molto diversamente da quelle dette in un tono aggressivo e irrequieto. Molto spesso ad esempio litighiamo con il nostro partner non soltanto per quello che diciamo ma anche, e a volte sopratutto, per il tono con cui lo diciamo.
Facendolo sentire aggredito come possiamo pensare che  ascolti e sopratutto accetti quanto gli stiamo dicendo? Mi aggredisci, mi metto sulla difensiva pronto ad aggredirti a mia volta, ovvio.
Altro che dialogo, è uno scontro tra due monologhi, quale risultato possiamo aspettarci?
Don Miguel Ruiz nel suo intramontabile libro “I Quattro Accordi” parla di “Impeccabilità della parola” come uno dei quattro passi fondamentali verso la felicità.
Impeccabile vuol dire “senza peccato”, intendendo per  peccato ogni cosa che va contro sè stessi e contro gli altri, quindi anche la parola se usata “contro”,  può essere “peccato”.
La parola vista non soltanto come semplice espressione del proprio pensiero quindi, ma come una possibile arma contro sè stessi, è il concetto molto interessante e assolutamente condivisibile, che arriva dal Maestro messicano.
Se utilizzo la parola contro gli altri, per criticarli deriderli o umiliarli, cosa potrò mai attendermi da loro? Quale risposta potrà arrivare?
Con buone probabilità, anzi ottime direi, ne riceverò un atteggiamento condito da parole altrettanto pesanti e negative, ovvio.
Secondo Miguel Ruiz dalle parole negative utilizzate verso gli altri possiamo quindi addirittura dedurre uno scarso amore verso noi stessi, in quanto, seppur sapendo che quelle parole formeranno probabilmente un nuovo nemico decidiamo di pronunciarle ugualmente,  allora non abbiamo sufficiente amore per noi stessi e in realtà stiamo quindi utilizzando quelle parole contro noi stessi.
“Se invece mi amo, esprimerò tale amore nelle mie interazioni con gli altri, il che vuol dire essere impeccabile con la parola, perchè la mia azione produrrà una reazione dello stesso tipo.” scrive nei “Quattro Accordi”, concetto davvero molto interessante che invito ad approfondire.
Ultimo ma non ultimo: viene prima il pensiero o prima la parola? Dobbiamo occuparci prima di cambiare la nostra mente perchè questo cambierà le nostre parole o cambiando le nostre parole cambieremo la nostra mente?
Bel quesito. La trasformazione della propria mente, pensare meno per pensare meglio, è alla base di tutti i miei studi e di tutto il mio lavoro, ma so bene che occorre un pò di tempo e nel frattempo cosa fare?
In attesa di aver trasformato la nostra mente iniziamo pure dalle parole, orali o scritte che siano, perchè da una sana parola nasce una sana risposta, da una sana risposta nasce un sano sorriso e  da un sano sorriso nasce un sano rapporto che può solo cambiare in meglio la nostra vita.
Buone parole  dunque!

Per una parola un uomo viene spesso giudicato saggio, e per una parola viene spesso giudicato stupido. Dunque dobbiamo stare molto attenti a quello che diciamo.
(Confucio)

Le parole possono essere proiettili, ma possono anche essere squadre di soccorso.
(Jón Kalman Stefánsson)

Le parole sono finestre, oppure muri.
(Marshall B. Rosenberg)

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