La Gratitudine. Lo sappiamo tutti e ce lo sentiamo ripetere quasi quotidianamente: devi essere grato per ciò che hai, la salute, gli affetti, la casa, il lavoro, tutto. Ed è vero, assolutamente.
Tempo fa scrissi questo:
“Il tuo odiato lavoro è il sogno di un disoccupato
La tua piccola casa è il sogno di un senzatetto
I figlioli che tanto ti fanno arrabbiare sono il sogno di chi non ha potuto averne.
La vacanza di pochi giorni che a stento ti sei potuto permettere è il sogno di chi non ne fa da anni.
Grazie è la parola giusta, non dimenticare di pronunciarla”

Vediamo cosa pensavano alcuni grandi uomini e donne del passato sulla gratitudine:
La gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre.
(Marco Tullio Cicerone)
Dicendo “grazie” tu crei amore.
(Daphne Rose Kingma)
– Il segreto per attrarre l’abbondanza nella vita è la gratitudine.
(Kriyananda)
– Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è ‘grazie,’ quella sarà sufficiente.
(Meister Eckhart)

Quindi, questo è certo. Provare gratitudine per ciò che si ha, a prescindere da ciò che si vorrebbe avere, è il migliore dei sentimenti possibili. Lo sappiamo, ce lo siamo sentiti dire e lo abbiamo detto a nostra volta. Quindi innanzitutto, lavoriamo su noi stessi per sviluppare sempre più questo prezioso e nobile sentimento.
Ma….
Ma a volte, non ci riusciamo proprio. Ci risulta veramente difficile. Spesso ci riusciamo solo ad un livello superficiale, ci riusciamo con la mente ma non con il cuore, con la pelle ma non con il sangue.
Ma cosa accade? Perchè con la mente si e con il cuore no? Da dove nasce questa disarmonia?
L’adulto che è in noi sa perfettamente che di fronte ad una buona salute, a un lavoro stabile o ad un casa calda e accogliente, “deve” provare gratitudine e infatti lo fa o si sforza di farlo.
Lo fa da adulto. Con la mente.
Ma chi fa fatica, chi a volte non ci riesce proprio è lui (o lei), il nostro bambino interiore.
Il bambino? Cosa c’entra il bambino?
Come sapete, e se non lo sapete lo apprendete in questo momento, la maggior parte di ciò chi siamo oggi, del nostro carattere, del nostro modo di fare, delle nostre paure si è formato durante la nostra infanzia e precisamente nei primi 6 o 7 anni della nostra vita.
Certo alcuni aspetti si aggiungono in seguito, sopratutto durante il periodo della prima adolescenza ma una parte molto importante e sicuramente decisiva di noi si forma proprio in quel periodo, dal primo giorno ai 6 o 7 anni della nostra vita.
Quindi per comprendere la nostra difficoltà a provare sincera gratitudine, dobbiamo fare un viaggio all’indietro e cercare di capire ed esaminare cosa ci è accaduto proprio in quel periodo, diversamente non se ne esce.
Per fare questo la prima raccomandazione che mi sento di darvi è senz’altro quella di fare questo viaggio senza alcuna acredine, desiderio di rivalsa o quant’altro. Non si tratta di riaprire vecchie ferite e tanto meno di dichiarare guerra al vostro passato.
Non permettete mai al vostro passato di tornare a essere presente, si tratta solo di un breve viaggio all’indietro, giusto il tempo di capire e ritornare “diversi” al momento presente.
Fatelo e basta insomma, fate scorrere quel film senza alcun intervento emotivo da parte vostra, non è facile ma si può fare.
Ci proviamo?
Iniziamo a dire che ovviamente stiamo andando a vedere un certo tipo di film: quello che non sempre finisce bene, a volte si ma spesso no.
Se avete avuto un’infanzia meravigliosa piena di amore e priva di qualunque screzio con i vostri genitori, allora sapete bene cos’è la gratitudine. Questo pezzo probabilmente non si occupa di voi, almeno non direttamente, mi spiace.
Ma se non avete avuto tutto questo, almeno non sempre, allora come potete conoscere appieno questo sentimento? E’ proprio questo il punto.
Siamo quello che abbiamo vissuto, niente di più, niente di meno.
Anche la gratitudine è un sentimento che si sviluppa o meno nei primi anni della nostra vita, è lì che abbiamo (o forse no) piantato i semi per farla sviluppare.
Quindi il punto è: se la nostra infanzia è stata complicata, se abbiamo conosciuto la sofferenza, la solitudine, la violenza fisica o verbale nei nostri confronti, non possiamo avere sviluppato il sentimento della gratitudine, per lo meno un sentimento stabile profondo e duraturo.
Possiamo magari aver provato gratitudine per singoli episodi, singoli momenti della nostra infanzia ma non in generale, non in senso assoluto verso la vita stessa.
Non dobbiamo però fare l’errore di colpevolizzare i nostri genitori e chi si è occupato di noi durante la nostra infanzia in quanto, nella maggior parte dei casi, hanno fatto tutto ciò di cui erano capaci, senza risparmiarsi.
Il problema è che anche loro sono stati il “frutto” della loro infanzia e quindi ci hanno trasmesso ciò che potevano non ciò che avrebbero davvero voluto, ciò che avevano dentro, ecco perchè non dobbiamo provare rancore verso di loro. Se errori ci sono stati, sono stati sicuramente commessi in buona fede.
Ok, il discorso è chiaro, da bambino non ho sviluppato gratitudine ma quella era l’infanzia, oggi sono adulto, starai pensando.
Certo hai ragione ora sei adulto ma non dimenticare, in assenza di consapevolezza e di presenza mentale,  è sempre il nostro bambino interiore che continua a comandare, a dirigere la barca.
Nel libro “Il Canto del Cuore” (lo trovi QUI) ho scritto il capitolo “Agire e non Reagire”, se lo hai letto sai bene di cosa sto parlando.
La via d’uscita, la strada maestra per far nascere un vero e profondo senso di gratitudine sta dunque nella presenza mentale, nella consapevolezza.
Più darai spazio all’adulto più scioglierai i nodi dentro il cuore del bambino ed è  agendo in questo modo che potrai insegnargli che si può essere grati anche per la sua o meglio, per la nostra infanzia.
Dobbiamo sostituire il bambino alla guida della nostra auto insomma, l’auto della nostra vita.
Dobbiamo sostituirlo con l’adulto che siamo diventati, quell’adulto che sa bene cos’è la gratitudine.

“Mamma?
-Sì?
-Grazie è una parola magica?
-Perché me lo chiedi?
-Perché quando dico grazie tutti mi sorridono”

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