Le relazioni, il rapporto con gli altri, grande terreno di sfida giornaliero per ognuno di noi.
Perché spesso non funzionano? Perché spesso invece di arricchire la nostra vita la indeboliscono? La rendono più complicata?
Vediamo di capirlo insieme. Prendiamo il rapporto di coppia ad esempio.
Il primo ostacolo quando stiamo con una persona, eccetto probabilmente i primi periodi di “luna di miele”, si manifesta quando iniziamo a desiderare che la persona con la quale ci relazioniamo più che essere sé stessa, soddisfi dei nostri bisogni, calmi le nostre paure, riempia i nostri vuoti. Lei o lui “devono” rispondere a nostre precise esigenze.
La nostra profonda convinzione, è che le persone ci “devono” dare qualcosa e quando questo non accade ci sentiamo traditi, delusi, e via con i giudizi negativi, con le bocciature.
Noi “vogliamo” da un rapporto, non ci apriamo mai gratuitamente all’altra persona ma ritenendo di fare un investimento ne pretendiamo un ritorno, esattamente come si fa con un titolo quotato in borsa.
Desideriamo quindi che la persona con la quale iniziamo una relazione sia ciò di cui abbiamo bisogno e non ciò che lei realmente è. Questo ovviamente è il primo grosso ostacolo ad una relazione “sana” non solo tra partner ma anche tra amici, colleghi o parenti di qualsiasi grado.
Nei rapporti entrano quindi in gioco molti aspetti interiori che nulla hanno a che vedere con l’altra persona ed è per questo che per avere buone relazioni è innanzitutto fondamentale avere un buono e chiaro rapporto con sé stessi.
Attraverso un rapporto sano e pacifico con me stesso riuscirò infatti più facilmente ad avere un rapporto simile anche con gli altri, viceversa se combatto una continua e logorante guerra interiore non potrò che esportare questo clima anche nelle relazioni esterne.
Nelle relazioni “esporti” ciò che hai dentro, non lo dimenticare mai.
Ritorna quindi il discorso, comune a tutto questo libro, della necessità di partire sempre da sé stessi, il vero cambiamento nasce sempre da lì.
Un altro ostacolo a una buona relazione è costituito dal fatto che in ogni persona vediamo e a volte cerchiamo, pezzi del nostro passato. Come scrivo nel primo capitolo di questo libro, è come se osservassimo il presente con indosso un paio di occhiali acquistati durante la nostra infanzia e, come conseguenza di ciò, anche gli incontri che facciamo nei primi anni della nostra vita ricompaiono nel nostro presente influenzando tutte le nostre relazioni.
Noi viviamo mai “al netto” del nostro passato, relazioni incluse.
Le esperienze negative che abbiamo vissuto ci vincolano e guidano anche nelle nostre relazioni.
Così ad esempio un bambino che ha vissuto abbandono e solitudine, cercherà a tutti i costi di evitarli imbastendo relazioni a questo scopo quasi con chiunque e non perché spinto realmente da un interesse verso quella determinata persona.
Insomma, nel rapporto con un’altra persona si “intrufolano” elementi che non dovrebbero avere nulla a che fare con quella persona ed è a queste intrusioni che dobbiamo iniziare a fare più attenzione.
Non dimentichiamo infatti che la paura costituisce molto spesso il motore di tante nostre scelte e le relazioni, di qualunque tipo, non sfuggono ahimè a questa regola malsana.
Anche qui quindi la pratica della consapevolezza e della presenza mentale che consiglio di utilizzare in ogni riga di questo libro, dà un grosso aiuto a distinguere le aspettative dalla realtà. Insegna a preferire e non a pretendere.
Cominciamo quindi a vedere nell’altro una persona con la quale poter condividere momenti della nostra vita ma senza per questo obbligarlo a colmare i nostri vuoti esistenziali, la differenza è notevole, per noi e per lui.
La consapevolezza ci insegna quindi a distinguere ciò che realmente sta accadendo da ciò che invece è solo un ricordo custodito nella nostra mente seppur mai dimenticato.
Il vero rapporto con le altre persone comincia quindi quando grazie alla consapevolezza, alla capacità di stare con entrambi i piedi nel momento presente, riusciamo a dividere le persone con le quali ci stiamo relazionando dal nostro passato dando loro la giusta collocazione temporale, cominciando a capire quindi che quando il rapporto diventa difficile, il problema non sta tanto e solo nel loro atteggiamento ma anche in ciò che questo atteggiamento risveglia nella nostra mente.

Non sto affermando che, una volta compreso questo concetto, se venissimo lasciati da una persona di cui siamo innamorati saremmo esenti dalla sofferenza (un antico scritto buddista dice “soffri per quel che c’è da soffrire e gioisci per quel che c’è da gioire) ma ciò che riusciremmo a fare sarà non aggiungere a questa naturale sofferenza altro dolore emotivo precedente ampliando così la portata di quanto sta accadendo.
Naturalmente la realizzazione di questo cambiamento dipenderà molto da quello che Ezra Bayda chiama “aspirazione al risveglio”, cioè dal desiderio di cambiamento che vive o meno dentro ognuno di noi, dalla sua profondità, dalla sua intensità.
Ritorna quindi anche qui la differenza tra “desiderio” e “decisione”, dove il primo costituisce un flebile intenzione, la seconda la la determinazione che ci spinge e conduce al cambiamento.
Chiariti i concetti base riassumiamo quindi alcuni passaggi necessari a vivere buone e sane relazioni.

Sforzati di capire profondamente chi hai di fronte
Un antico detto degli indiani d’America dice “prima di giudicare gli altri fai qualche miglio con i suoi mocassini”. Evita giudizi superficiali e sbrigativi. La persona che hai davanti ha una storia e un passato fatto di gioie e di sofferenze esattamente come te, non puoi chiedergli di cancellare tutto per il solo fatto di averti incontrato.
Solo una volta che avrai ben compreso chi hai di fronte saprai cosa poterti attendere e cosa eventualmente no. Impara a relazionarti con le altre persone in base a quanto loro hanno da offrire e non in base alle tue pretese.

Rispetta chi hai di fronte
La violenza psicologica che ognuno di noi è in grado di esercitare sull’altro, anche involontariamente, è enorme. Una volta capito chi hai di fronte, accetta e rispetta i suoi limiti chiedendo a lui di fare altrettanto. Non devi necessariamente avviare una relazione con questa persona ma se lo fai, fallo con queste premesse.
A nessuno di noi verrebbe mai mente di entrare in un ristorante tipico romagnolo e chiedere il sushi o un arancino siciliano eppure con le persone lo facciamo continuamente. E gli altri lo fanno con noi. Spezza, partendo da te stesso, questo terribile circolo vizioso.
L’aspetto meraviglioso di un atteggiamento di questo tipo, fatto di rispetto e non di semplici pretese è che le altre persone, non sentendosi minacciate o costrette, inevitabilmente si rilassano e questo rilassamento le rende spesso capaci e predisposte ad andare oltre i propri limiti, riuscendo magari a darti proprio quanto tu ti attendevi da loro.

Non cercare di colmare i tuoi vuoti e le tue paure.
La persona che hai di fronte non è una medicina o la cura per le tue paure. È “solo” un compagno di viaggio che farà insieme a te un pezzo, più o meno lungo, del percorso. È arrivata da te per arricchire la tua vita non per riempirla o sostituire i pezzi non soddisfacenti.

Non farla sentire sotto esame
A nessuno piace essere giudicato o continuamente sotto esame, neanche a te. A volte anche se involontariamente, mettiamo sotto pressione la persona che abbiamo di fronte, gli chiediamo delle prestazioni e degli atteggiamenti che non essendo i suoi lo costringono ad uscire dalla sua “confort zone” e questo lo mette sulla difensiva che esercita o chiudendosi a riccio o aggredendo, atteggiamento tipico di chi vuole difendere sé stesso.

Poni fine alla tua guerra interiore.
La guerra è finita, renditene conto. Finchè sei in guerra con te stesso non potrai trovare la pace con nessun altro. È da una vita che sei il primo giudice inflessibile di te stesso, ora basta. Facendo amicizia con i tuoi limiti e le tue paure riuscirai a farlo anche con quelle degli altri. La guerra che combatti agli altri è solo la replica di quella che combatti a te stesso. Porta la pace dentro di te e la porterai in ogni tua relazione.

In ultimo, ma forse più importante di tutto il resto, fai bene tutto questo non per ottenere un risultato ma semplicemente perché le cose fatte bene sono più belle.
Quando ho iniziato a scrivere questo libro l’ho fatto per il piacere di farlo, per il piacere di trasmettere la mia esperienza e per il piacere di aiutare altre persone, non per vendere copie. E il risultato è che è diventato un aiuto per tanti, vendendo tra l’altro anche molte copie.
Lo stesso vale per le relazioni.
Se ponendo fine alla tua guerra interiore inizierai ad accogliere gli altri per ciò che sono e non perché in grado di darti ciò che ti serve, e a non esercitare alcuna forma di violenza psicologica nei confronti di nessuno, avrai comunque reso più bella e accogliente la tua fetta di mondo anche se tutto ciò non fosse servito a rendere più piacevoli alcune tue personali relazioni (ma servirà, fidati)
Insomma non si cambia sé stessi per ottenere di più dagli altri. Si cambia sé stessi perché è giusto farlo e perché si è capito che ripulendo i fiumi si ripulisce il mare nel quale i fiumi vanno a sfociare e noi siamo un fiume, non il mare come spesso crediamo di essere.
Pensiamo di essere al centro del mondo e che tutto ci sia dovuto, per questo pretendiamo e di conseguenza soffriamo.
Facciamo la nostra parte, ripuliamo le nostre acque, il resto verrà da sé

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