“E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano alla stessa maniera
Ma è solo un modo per convincerti
A restare in casa quando viene la sera”
(La Storia siamo noi – Francesco De Gregori)

Le scelte e le azioni di ognuno di noi, oltre a cambiare la direzione della propria vita, possono cambiare quella del mondo intero, siatene convinti.
Le scelte personali possono crescere e diventare collettive, le nostre abitudini e i nostri comportamenti possono influenzare quelli della nostra famiglia dei nostri amici dei nostri vicini che a loro volta possono fare lo stesso nel proprio ambiente familiare e lavorativo. Una palla di neve può diventare valanga.
Sostenere il contrario vuol dire delegare ad altri l’andamento della propria vita ed è il più grande errore che possiamo fare.
Le nostre scelte, culturali ambientalistiche o anche alimentari, sono tutt’altro che ininfluenti. Farcelo credere è ciò che quelli che comunemente vengono chiamati “i poteri forti” desiderano più di ogni altra cosa in modo da poter continuare a fare le scelte al posto nostro.
L’unico cambiamento possibile profondo e duraturo è quello individuale, quello che partendo dal singolo individuo si estende poi al proprio ambiente ed in seguito all’intera società.
Inutile quindi se non addirittura dannoso sperare che qualcuno cambi il mondo al posto nostro.
Iniziamo a cambiare la nostra parte di mondo, quella che più strettamente ci riguarda, il resto verrà e, anche qualora ciò non accadesse, se il cambiamento dovesse rimanere limitato al nostro piccolo ambiente, non importa, avremmo comunque fatto la nostra parte.
Vivere in coerenza con i propri ideali è in fin dei conti uno dei percorsi più nobili dell’intera vita.
Basta deleghe, a chiunque. Siamo gli unici veri responsabili della nostra vita, è ora di esserne convinti.
La società in cui viviamo ci deresponsabilizza, si occupa di noi “dalla culla alla tomba” come si diceva una volta, e dietro alle continue proposte di consumo che tutti riceviamo c’è un disegno ben preciso, riempire e fiaccare la nostra mente così da renderci adatti ai “loro” scopi.
Serge Latouche scrive che una società felice (così come una singola persona aggiungo io) consuma poco, per indurre a consumare sempre di più bisogna creare insoddisfazione e infelicità. A quanti di noi è accaduto di fare acquisti per tirarsi su di morale? A tutti o quasi tutti direi. Questo è ciò che ci insegnano, se ho di più, sono di più. Questa è la civiltà del consumo indiscriminato.
Siamo spinti a pensare, seppur inconsciamente, che le nostre scelte personali non siano poi determinanti, che il nostro singolo comportamento perdendosi nella vastità di quello collettivo sia inutile e ciò ci porta a rinunciare alle nostre idee uniformandoci così al pensiero e all’agire comune.
Ad esempio una alimentazione sana e consapevole è un primo grande esempio di responsabilità individuale. Ciò che acquistiamo al mercato o al supermercato ha un peso determinante non solo sulla nostra salute ma anche su quella dell’intero pianeta, siatene convinti.
Un minore consumo di carne ad esempio (non necessariamente smettere) avrebbe un forte impatto positivo sull’ambiente e sulle popolazioni indigenti di tutto il mondo. Non è vero che il cibo scarseggia, è che una buona parte di esso viene sprecato o mangiato molto oltre il necessario. Per produrre un chilo di carne ad esempio servono molte migliaia di litri di acqua (in un mondo che di acqua ne ha sempre meno) e secondo Frances Moore Lappè, autrice di “Diet for a small planet”, le tonnellate di cereali e di soia utilizzate per nutrire gli animali da carne basterebbero per dare una ciotola di cibo al giorno a tutti coloro che oggi ne sono privi. Inoltre la produzione di carne è responsabile della emissione di una importante quota di gas serra, gas che sempre più rendono invivibile il nostro povero pianeta. Facile quindi comprendere come una scelta individuale come quella della diminuzione del consumo della carne possa portare grandi benefici all’intero ambiente e nello stesso tempo a milioni di esseri umani più sfortunati di noi.
Un altro esempio di comportamento individuale che potremmo correggere facilmente è l’utilizzo frenetico e spesso non indispensabile delle auto nelle nostre città. Il mondo è fortemente inquinato per svariate motivazioni e una di queste è sicuramente l’utilizzo indiscriminato delle auto quando una bella camminata o una semplice bicicletta sarebbero più che sufficienti oltre che salutari. Evitarne l’utilizzo è spesso possibile ma pochi lo fanno, la mancanza di tempo e la relativa fretta sono le motivazioni addotte, salvo poi lamentarsi dell’inquinamento e delle malattie che ne derivano.
Solo due esempi concreti ma se ne potrebbero naturalmente fare molti altri, dall’importanza della raccolta differenziata al rispetto dei nostri mari invasi sempre più da ogni genere di rifiuti o al sostenere le coltivazioni biologiche importanti per la salute innanzitutto, ma anche per l’ambiente in cui viviamo e respiriamo.
Cercate per favore di non considerare mai il vostro comportamento individuale come ininfluente o addirittura inutile perché è vero l’esatto contrario. Le scelte collettive sono la somma delle scelte personali e la vostra è una di queste con tutto il suo peso e il suo valore.
Anche nei rapporti umani, ogni singolo comportamento può pesantemente influenzare i comportamenti collettivi. Grandi uomini e grandi donne della storia come ad esempio il Mahatma Gandhi o Rosa Parks ce lo hanno dimostrato e l’errore più grande che potreste fare è sentirvi “meno” di questi grandi personaggi. Ognuno di loro era “uno” esattamente come noi, la differenza stava solo nella convinzione di seguire i propri ideali a qualunque costo, e così facendo, partendo dal semplice esempio personale, hanno cambiato la storia del mondo.
Siate quindi spesso il contrario di ciò che vi inducono a essere, ragionate e agite in autonomia e se necessario anche in solitudine. Il vecchio detto “meglio soli che male accompagnati” rimane valido anche e sopratutto in questo caso.
Il cambiamento non è un’utopia, un sogno irrealizzabile. Il cambiamento è dietro l’angolo, il problema è che seguendo la massa, continuiamo ad andare dritti. E’ ora di svoltare.
“Il mercato” non esiste, il mercato siamo noi, non lo scordate mai.

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