La malattia, fisica o mentale, è da sempre il vero banco di prova della nostra capacità di affrontare la vita.
Nella sofferenza e nella paura che da essa derivano, incontriamo e sperimentiamo infatti tutti i nostri limiti e la nostra impotenza di fronte a un evento che, seppur del tutto naturale come certamente è la malattia, è capace per i suoi significati profondi di scatenare in noi le reazioni più avverse e intrise di timori mai risolti.
Nella nostra mente la malattia, soprattutto quella di natura più importante e invasiva, non è mai vista e di conseguenza accettata come parte seppur impervia del nostro naturale percorso, ma è sempre temuta e osteggiata in quanto mai considerata per ciò che rappresenta singolarmente in quel momento, ma riempita di mille altri significati spesso capaci di condurci di fronte alla Paura delle paure, la morte, paura che mai ci sentiamo pronti ad affrontare.
Il primo passo che dobbiamo quindi compiere all’insorgere di una malattia è sicuramente quello di vederla per ciò che essa è nel momento presente, spogliandola di altri significati capaci di risvegliare paure profonde nella nostra mente. Per una che sarà la malattia che porrà fine alla nostra vita, mille sono quelle che non lo faranno e sono queste mille che dobbiamo affrontare semplicemente per ciò che sono senza caricarle di significati e di timori inesistenti.
Ma al di là degli aspetti e delle paure inconsce che la malattia svela, vi sono alcuni atteggiamenti mentali che sicuramente ci possono aiutare ad affrontare meglio, e con minore coinvolgimento emotivo, questi momenti.
Innanzitutto per vivere e affrontare positivamente la sofferenza che ne deriva, che sia fisica o mentale, è necessario comprendere che la malattia arriva nella nostra vita solo come condizione temporanea, condizione che è indispensabile accettare senza mai identificarsi con essa.
È molto importante infatti comprendere che “non siamo malati” ma che semplicemente stiamo soffrendo “temporaneamente” di una certa malattia, la differenza tra questi due diversi approcci mentali alla stessa situazione è sostanziale e decisiva nell’affrontare il momento delicato.
Se pensi di essere malato, ti stai identificando con quella condizione, “io sono quel problema, io sono quella malattia”, ma se comprendi invece di soffrirne solo temporaneamente la vivi con il giusto distacco e interiorizzi che così come ha avuto un inizio, essa avrà certamente anche una fine, presto o tardi che sia.
Classico esempio in tal senso ci viene fornito da chi vive con ansia la propria vita. Lo sentiremo infatti sempre definire se stesso come un tipo “ansioso” coinvolgendo in questo disturbo tutta la sua persona, senza mai scindere il momento in cui sente ansia da tutto il resto. L’ansia lo ha riempito totalmente, l’identificazione è assoluta. Lui “è” la sua ansia.
Evidente quindi come i diversi approcci appesantiscano notevolmente e inevitabilmente gli effetti del disturbo stesso. Essere ansioso è un marchio indelebile che ci tatuiamo nella nostra anima, avvertire temporaneamente, seppure frequentemente, ansia nella nostra vita è una condizione della quale ci possiamo sicuramente liberare.
Temere e soprattutto identificarsi con la malattia non fa che aumentarne la forza e la capacità distruttiva e anche se verrà certo il momento in cui essa non avrà una conclusione positiva conducendoci alla separazione tra corpo e spirito che comunemente chiamiamo morte, non è anticipando continuamente quel momento che impareremo ad affrontare i cedimenti, spesso solo temporanei, del nostro corpo.
La malattia in fondo non è nient’altro che un dialogo profondo tra corpo e mente, dove il primo cerca di esprimere il proprio disagio attraverso sintomi fisici che costituiscono il solo linguaggio a sua disposizione attraverso cui trasmetterci momenti di difficoltà e condizioni precarie di salute.
La malattia, fisica o mentale, è da sempre il vero banco di prova della nostra capacità di affrontare la vita.
Nella sofferenza e nella paura che da essa derivano, incontriamo e sperimentiamo infatti tutti i nostri limiti e la nostra impotenza di fronte a un evento che, seppur del tutto naturale come certamente è la malattia, è capace per i suoi significati profondi di scatenare in noi le reazioni più avverse e intrise di timori mai risolti.
Nella nostra mente la malattia, soprattutto quella di natura più importante e invasiva, non è mai vista e di conseguenza accettata come parte seppur impervia del nostro naturale percorso, ma è sempre temuta e osteggiata in quanto mai considerata per ciò che rappresenta singolarmente in quel momento, ma riempita di mille altri significati spesso capaci di condurci di fronte alla Paura delle paure, la morte, paura che mai ci sentiamo pronti ad affrontare.
Il primo passo che dobbiamo quindi compiere all’insorgere di una malattia è sicuramente quello di vederla per ciò che essa è nel momento presente, spogliandola di altri significati capaci di risvegliare paure profonde nella nostra mente. Per una che sarà la malattia che porrà fine alla nostra vita, mille sono quelle che non lo faranno e sono queste mille che dobbiamo affrontare semplicemente per ciò che sono senza caricarle di significati e di timori inesistenti.
Ma al di là degli aspetti e delle paure inconsce che la malattia svela, vi sono alcuni atteggiamenti mentali che sicuramente ci possono aiutare ad affrontare meglio, e con minore coinvolgimento emotivo, questi momenti.
Innanzitutto per vivere e affrontare positivamente la sofferenza che ne deriva, che sia fisica o mentale, è necessario comprendere che la malattia arriva nella nostra vita solo come condizione temporanea, condizione che è indispensabile accettare senza mai identificarsi con essa.
È molto importante infatti comprendere che “non siamo malati” ma che semplicemente stiamo soffrendo “temporaneamente” di una certa malattia, la differenza tra questi due diversi approcci mentali alla stessa situazione è sostanziale e decisiva nell’affrontare il momento delicato.
Se pensi di essere malato, ti stai identificando con quella condizione, “io sono quel problema, io sono quella malattia”, ma se comprendi invece di soffrirne solo temporaneamente la vivi con il giusto distacco e interiorizzi che così come ha avuto un inizio, essa avrà certamente anche una fine, presto o tardi che sia.
Classico esempio in tal senso ci viene fornito da chi vive con ansia la propria vita. Lo sentiremo infatti sempre definire se stesso come un tipo “ansioso” coinvolgendo in questo disturbo tutta la sua persona, senza mai scindere il momento in cui sente ansia da tutto il resto. L’ansia lo ha riempito totalmente, l’identificazione è assoluta. Lui “è” la sua ansia.
Evidente quindi come i diversi approcci appesantiscano notevolmente e inevitabilmente gli effetti del disturbo stesso. Essere ansioso è un marchio indelebile che ci tatuiamo nella nostra anima, avvertire temporaneamente, seppure frequentemente, ansia nella nostra vita è una condizione della quale ci possiamo sicuramente liberare.
Temere e soprattutto identificarsi con la malattia non fa che aumentarne la forza e la capacità distruttiva e anche se verrà certo il momento in cui essa non avrà una conclusione positiva conducendoci alla separazione tra corpo e spirito che comunemente chiamiamo morte, non è anticipando continuamente quel momento che impareremo ad affrontare i cedimenti, spesso solo temporanei, del nostro corpo.
La malattia in fondo non è nient’altro che un dialogo profondo tra corpo e mente, dove il primo cerca di esprimere il proprio disagio attraverso sintomi fisici che costituiscono il solo linguaggio a sua disposizione attraverso cui trasmetterci momenti di difficoltà e condizioni precarie di salute.
Il nostro corpo ci parla continuamente e noi raramente gli prestiamo ascolto, vuoi perché sempre presi da altre mille attività ritenute più importanti, vuoi perché soprattutto in giovane età, ci sentiamo come dotati del dono dell’immortalità (altrimenti ad esempio, e lo dico da ex, mai ci avvicineremmo a una sigaretta) e allora a volte, per farsi sentire meglio è costretto ad alzare la voce attraverso sintomi forti e invalidanti. La comune influenza è proprio un esempio in questo senso.
La malattia quindi non è altro che una richiesta di aiuto e un tentativo del nostro corpo di ristabilire l’equilibrio perduto, fisico o mentale, ed è per questo che dovremmo ascoltare con maggiore attenzione i segnali che esso ci invia. Trascuriamo continuamente il nostro corpo attraverso eccessi di cibo, di alcol, di fumo, di poco riposo e molto altro e allora a volte lui semplicemente decide di farcelo notare con più forza.
Un ascolto più attento di noi stessi è quindi il primo passo fondamentale da compiere ma che deve essere sicuramente seguito da un passo ancora più importante, una sana e completa accettazione della malattia che si sta affacciando nella nostra esistenza.
Accettare la malattia e la sofferenza che ne deriva significa imparare a convivere anche con ciò che ci fa paura, supportati però dalla consapevolezza che questi momenti della vita possono diventare formativi e trasformarsi in un grosso aiuto alla nostra crescita spirituale. La libertà interiore alla quale tutti noi aspiriamo, per essere raggiunta ha bisogno di prove da superare e quella della malattia è una delle prove che più ci aiuta in questo cammino.
Il dolore non va vissuto come un nemico che viene a disturbare e sconvolgere la nostra programmata quotidianità ma come un segnale che sono stati commessi degli errori che ora vanno riconosciuti e corretti e che ci sono delle paure dentro di noi che vanno finalmente affrontate.
Dobbiamo renderci conto che siamo parte della realtà che viviamo, realtà che a noi non spetta controllare ma “solo” vivere, scoprendone il senso profondo nella gioia e nella sofferenza.
Invece di lamentare la difficoltà del vivere, rimandando a un giorno che non arriverà mai il momento in cui godere il senso profondo della nostra vita, dobbiamo imparare a trovare questo senso in ogni istante.
Accettare la malattia, affrontarla per ciò che è in quel momento, spogliandola di significati che non ha e che sono solo frutto della nostra immaginazione, sono tra i passi più importanti che possiamo fare in tal senso.
Anche affrontare il dolore fisico che deriva dalla malattia può rivelarsi un grande insegnamento. Il dolore fisico ha sempre limiti ben precisi e delineati, un ginocchio, un orecchio, la spalla, etc. ma ahimè anche in questo caso quasi mai ci limitiamo a osservare e ad accettare la temporanea disfunzione di una parte del nostro corpo, ma ne ampliamo mentalmente portata e significato.
Così un dolore allo stomaco magari dovuto al semplice ingerimento di un cibo poco digeribile diventa nella nostra testa il preludio di una grave malattia, un dolore intercostale diventa un evidente problema cardiaco etc etc. La nostra mente impaurita invece di limitarsi a osservare quanto accade, prolunga con grande fantasia, intensità e natura il dolore.
A tutto questo si aggiunge spesso l’utilizzo improprio che molti fanno di siti Internet dedicati alla salute, nati con le migliori intenzioni ma diventati il rifugio di ipocondriaci e finti esperti che ne entrano con un raffreddore e nel loro disturbo trovano tutti i sintomi di un carcinoma incurabile. Statene lontani, non sono di alcun aiuto.
Se avete un problema fisico, fatene oggetto delle vostre meditazioni limitandovi a osservarlo senza permettere alla vostra mente di prolungarne l’intensità né tantomeno di ampliarne il significato. Se il dolore non passa consultate ovviamente il vostro medico di fiducia che non trovate però sullo smartphone, da cui ahimè mai ci si separa, ma in carne e ossa presso lo studio consueto.
La malattia, vera o presunta, grave o superficiale, può quindi rivelarsi come un macigno capace di travolgervi o come un insegnante capace di migliorarvi, come sempre a voi la scelta.

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